.
Annunci online

  brunopellegrini [ Il primo blog italiano dedicato agli User Generated Content ]
         

Sto leggendo
Oltre il senso del luogo
Joshua Meyrowitz






Ho appena finito
Crashing the Gate: Netroots, Grassroots, and the Rise of People-Powered PoliticsCrashing the Gate
Jerome Armstrong
M. Moulitsas Zuniga




Basta che ci sia posto
Basta che ci sia posto
Valentina Demelas




Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Mark Haddon






La fine è il mio inizio
Tiziano Terzani





Delitto e Castigo
Fedor M. Dostoevskij

 

 

Mass Media e discussione pubblica
Ronaldo Marini




I fratelli Karamazov
Fedor M. Dostoevskij




Performing Media 1.1
Carlo Infante




L'Italia vista dalla CIA
Mastrolilli - Molinari




Perché siamo antipatici
Luca Ricolfi

 


Il Tonto
Aldo Ricci








Blog : Understanding the Information Reformation That's Changing Your WorldBlog
Hugh Hewitt

Utile



Free Culture
Lawrence Lessig


 

L'uomo a una dimensione
Herbert Marcuse




The Power Of Many: How The Living Web Is Transforming Politics, Business, And Everyday LifeThe Power of Many
Christian Crumlish

 


Se Questo è un uomo
Primo Levi

Mai dimenticare
 

Moltitudine
di Toni Negri, Michael Hardt

La base teorica
 
We the Media
Dan Gillmore





Fuori Controllo
Giuliano da Empoli







La fine della meraviglia
S. Gnasso, G. Parenti

 


Blog Generation
Giuseppe Granieri

 







Vite di Scarto
Zygmunt Bauman





PostDemocrazia
Colin Crouch





Filantropi di Ventura
AA.VV.




The Corporation
Joel Baker




Scacco al Potere
Amy Goodman




Per non morire di televisione
Magnus Eszenberger




Presidente Bush
Noam Chomsky





Lo stato seduttore
Regis Debray





Un altro giro di giostra
Tiziano Terzani





Fascismo e Antifascismo
Sergio Luzzatto







Gli effetti sociali dei media
Mauro Wolf




Storia e Critica dell'opinione pubblica
Jurgen Habermas




L'intelligenza Collettiva
Pierre Levy




Quel che resta dei media
G. Bettetini - A. Fumagalli




copertinaSituazionismo
Pasquale Stanziale




Un mondo a rischio
Ulrich Beck





L'economia della truffa
John Kenneth Galbraith




Democrazia e Istruzione
Noam Chomsky





Conoscenza e libertà
Noam Chomsky




Democrazia tradita
Gore Vidal






Niente è sacro, tutto si può dire
di Raoul Vaneigem




Guida all'impero per gente comune
Arundhati Roi




Impero
Antonio Negri





La versione di Barney
Mordecai Richler




La fabbrica del consenso
Noam Chomsky




La società dello spettacolo
Guy Debord




Scritti corsari
PierPaolo Pasolini





Sulla televisione
di Pierre Bourdieu





Feed XML offerto da BlogItalia.it

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


31 luglio 2006

The Long Tail

Sul sito di Paolo Gentiloni ho trovato il link al blog di Chris Anderson, esperto di business digitale e della cosiddetta longtail (da cui il titolo del suo ultimo libro che ancora sto aspettando da amazon...). Bene, non perdetelo perché è davvero ben fatto e pieno di risorse e post interessantissimi. Nel suo ultimo intervento Chris ha postato uno dei video più belli e significativi sulla rivoluzione digitale (di Peter Hirshberg e Michel Markman) che rimpiango di non aver scoperto prima ... e di non poter videopostare in quanto (nonostante l'ho convertito in wmv) non riesco a postare video da qualche giorno (di nessun formato, soprattutto quicktime), se ricordo bene dal giorno in cui è apparso il piccolo intruso sulle mie pagine personali....  perciò accontentatevi dell'embedded di youtube..





permalink | inviato da il 31/7/2006 alle 23:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



31 luglio 2006

E liberaci dalla tv

poster

Finalmente qualcuno (Micol Passariello nel suo articolo uscito sabato su D di Repubblica) ci riconosce la primogenitura della tv partecipativa... Era ora!



Spettatori più critici e sciopero dei telecomandi. Ecco come cambia l'audience.
Di Micol Passariello

Matteo, trentaduenne di bell'aspetto è stato visto entrare in un museo, dirigersi alla biglietteria e porgere, invece del fondamentale contante, il telecomando del televisore di casa sua. Follia? No: sciopero del telecomando.
postersOgni anno, migliaia di persone dicono stop alla tv , si alzano dal divano, scollando lo sguardo ipnotizzato dal neon del tubo catodico e reclamano la loro indipendenza, la loro libertà di opinione, di scelta. Spengono la televisione: escono dall'audience ed entrano nella loro personalità. Nato da un diffuso malessere nei confronti dell'assoultamente insoddisfacente offerta del piccolo schermo, lo sciopero dei telespettatori ha raccolto sempre più adesioni. Durante la manifestazione "gli ascolti", dicono gli organizzatori, "passano dalla televisione alle trasmissioni reali, nelle piazze, nei giardini e nei luoghi d'incontro delle città. Perché 24 ore a tv spente risvegliano i sensi".

Parallelamente, in linea con questo atteggiamento "contro" oggi spopolano le emittenti alternative libere. Gli esempi di CurrentTV, canale indipendente legato all'attivista ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore e dall'imprenditore Joel Hyatt, e di NessunoTV hanno fatto scuola.

In particolare NessunoTV è un canale nato "non per avere l'ultima notizia prima degli altri", spiega l'equipe del canale satellitare, "ma per capirla meglio degli altri, per dibattere temi ed eventi che, altrove, vengono bruciati in una giornata o più spesso nemmeno trattati". Queste reti sono delle piazze virtuali, delle zone franche in cui il pubblico guarda un programma e può decidere di intervenire, inviando anche un video nella sezione BlogTV: ogni giorno i video realizzati vanno in onda sul canale 890 di Sky (www.nessuno.tv).

E poi è arrivato Flux. Flux è l'esempio più giovane e fresco di tv incondizionata e svincolata dagli schemi. Canale-web nato da una costola del colosso mondiale Mtv, di cui ha ereditato l'approccio dinamico, ha però una veste dallo stile underground e alternativo. Puzzle di mondi che s'incastrano a mosaico, dalla musica ai video, dalle parole alla tv, l'iperattivo canale è una rete di interscambio culturale che si muove random, senza limiti di inventiva, dove ognuno partecipa, vota le sue preferenze, manda cortometraggi e gioca con concorsi di creatività (www.yos.it).

Dimenticate la massa amorfa di telespettatori, dunque. Sono tutti invitati a partecipare. Perché la nuova tv è un'open source.


Alcune note integrative all'articolo:
- la frase "non per avere la notizia prima degli altri ma per capirla meglio degli altri" è di Giancarlo Santalmassi, il primo conduttore di NessunoTV quando ancora andavamo in onda su Planet 430.

- NessunoTV è stata fondata da Mario Gianani, Paolo Rossetti e Bruno Pellegrini a fine dicembre 2003 e successivamente ha dato vita alla società attuale nella quale è rimasto in quota solo uno dei fondatori, Bruno Pellegrini.

- l'attuale NessunoTV, come scrive l'Espresso di questa settimana, non è più una televisione indipendente ma è una televisione politica organo del costituendo partito democratico. NessunoTV continuerà per tre anni ad ospitare i video dei vloggers della BlogTV.

- il progetto BlogTV è uscito da NessunoTV e si è costituito come società autonoma col nome TheBlogTV. Le attività sono provvisoriamente ospitate sul blog http://theblogtv.ilcannocchiale.it e verranno rilanciate a Settembre di quest'anno con l'apertura del nuovo sito e l'avvio di un programma di ricompensa per i vloggers

- il primo logo di Nessuno era uno scarabocchio e, coincidenza delle coincidenze, anche quello su cui stiamo lavorando ci assomiglia...




permalink | inviato da il 31/7/2006 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



31 luglio 2006

I bloggers vanno pagati!

I pochi che frequentano il mio blog avranno notato la mia latitanza nelle ultime settimane. Probabilmente le ragioni saranno più chiare dopo aver letto questo post.

E' da circa un anno che, nei convegni dove sono invitato a parlare (come ieri qui in Sardegna dove era presente anche Soru), nelle mie lezioni universitarie e negli articoli che pubblico sull'attuale rivoluzione digitale e sul movimento dei media individuali, vado sostenendo che i bloggers e in generale tutti coloro che pubblicano sul web dovrebbero rivendicare il diritto ad essere ricompensati per il valore da loro generato.
Sono felice di notare che anche questa volta, nonostante lo scetticismo iniziale di quasi tutti, i fatti mi abbiano cominciato a dare ragione. Come quando tre anni fa parlavo di televisione partecipativa e due anni fa scommettevo sul futuro televisivo dei videobloggers, ben prima di Current.tv e MySpace/Fox per non parlare di MTV/Flux e dell'ultimo arrivato RepubblicaTV&Radio.
Chiusa questa parentesi (dovuta credo al fastidio che mi provoca vedere come in questo paese non ci sia riconoscenza per i pionieri né da parte di chi accapparra le loro idee né da parte di una stampa sempre pronta a scommettere sul più forte e sul più grande), torniamo al discorso del pagamento dei media individuali.

Negli ultimi tempo qualcosa si sta muovendo in questa direzione e sono sicuro che, legittimamente, chiunque produca contenuto in rete sarà presto in grado di estrarre valore dalla sua opera. E che le piattaforme come questa dovranno adeguarsi.
Vediamo alcuni casi.


Ha cominciato più di due anni fa, e non sorprenderà nessuno, Google con il progetto Ad Sense che ha permesso a molti bloggers (e non solo) di inserire sul proprio sito i messsaggi pubblicitari raccolti centralmente da Google e ricevere su un proprio account virtuale una ricompensa per ogni pagina vista o banner cliccato. Questo meccanismo ha permesso a molti blogger, anche italiani, di ricevere mensilmente una somma anche interessante, come mi ha riferito una volta RobinGood (editor del sito/blog masternewmedia.org) nell'ordine di 2-5.000 euro al mese.

logoA pagare per prima i video ci ha pensato Current.tv, partita ad Agosto 2005 (4 mesi dopo la nostra BlogTV...), che promette ricompensa per tutti i video selezionati che ora oscilla dai 200 ai 50.000 euro. Il modello di Current, come ho spesso avuto occasione di sottolineare, non valorizza le community virtuali ma ricalca in pratica quello di paperissima o realtv sostituendo all'invio di una cassetta per posta l'utilizzo di internet. In pratica nulla di nuovo salvo una maggior diffusione e un posizionamento più moderno. A proposito, hanno appena rinnovato il loro sito, www.current.tv.

Ha fatto il giro del mondo la notizia di qualche settimana fa che Lulu.tv, fondata da BobYoung (lo stesso di RedHat), propone un modello dove la raccolta pubblicitaria sarà divisa con gli autori dei video nell'ordine del 80%. Un incentivo che si aggiunge al progetto di Lulu che sostiene scrittori in erba di cui pubblica e vende veri e propri libri... avviatissimo anche in Italia...


Lulu.tv può giàcontare un'imitazione (o forse è il contrario?) da parte di Eefoof che propone più o meno lo stesso meccanismo seppur senza dare indicazioni della percentuale retrocessa.

A Settembre invece sarà ufficiale la partenza del nostro progetto internazionale TheBlogTV che prevede il pagamento dei video prodotti dai vloggers utilizzati su altre piattaforme (come la televisione).

Sono a conoscenza anche di un progetto simile a quello di Google Ad Sense declinato però sul mercato italiano che dovrebbe vedere la luce all'inizio del prossimo anno... posto che si riesca a togliere qualche strato di muffa dal sistema pubblicitario del nostro paese

Insomma, non passerà troppo tempo prima che il valore creato dai bloggers e dai vloggers trovi un riscontro economico e venga restituito, almeno in parte e tolte le spese di intermediazione, ai legittimi autori. Succederà perciò che le piattaforme che per lungo tempo hanno, consapevolmente o inconsapevolmente, sfruttato il volontariato dei b-vloggers dovranno decidere tra un modello no-profit (come quello di archive.org) e uno profit (con revenues pubblicitarie e quant'altro) che però preveda la restituzione di parte del valore ai media individuali che lo hanno generato. La competizione tra le piattaforme si svolgerà perciò non solo e non più sui servizi offerti ma anche sul valore retrocesso e il fattore critico di successo diventerà il saper raccogliere centralmente il maggior numero di inserzionisti pubblicitari per poi dividerlo meritocraticamente con i b-vloggers in proporzione alle pagine viste, ai video scaricati o ai clic generati.
A difesa, solo temporanea, delle piattaforme che non aderiranno a questo modello ci sarà la sola barriera all'uscita definita dall'abitudine di uso e di destinazione del blog su di una specifica piattaforma. Ma durerà poco come dimostra la crescita dei blog gestiti in autonomia affittando lo spazio e utilizzando le suite gratuitamente disponibili sul mercato dei sw (wordpress o movable type per esempio).

Scrivendo tutto questo lo sguardo non può non soffermarsi su quel piccolo banner di todomundo che da qualche giorno si è introfulato nelle pagine del mio blog personale.... E se io odiassi Pantelleria e il mio fosse un blog contro le agenzie viaggi?

 

 




permalink | inviato da il 31/7/2006 alle 1:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa



16 luglio 2006

Quel caos creativo che del video-web

Riporto (alla faccia di chi disprezza il semplice citazionismo dei blog.... che invece crea valore quando gli stessi articoli non sono disponibili in rete per condividerli!!!!!!), l'articolo di Luca Tremolada apparso su Nòva di giovedì scorso.


Il caos è ipnotico. E' questa la conclusione a cui si arriva dopo giornate passate su Internet davanti al monitor di un pc, nel tentativo di fornire una guida per imbrigliare l'incontenibile fenomeno dei video on line. Il primo giorno si prendono diligentemente appunti annotando qualche decina di siti aggregatori come YouTube, GoogleVideo, Yahoo!Video, Blinkx.com che raccolgono, classificiano e indicizzano e condividono brevi filmati, video autoprodotti, animazioni grafiche, corti e trailers. Il secondo giorno ci si arrende e saltabeccando da un filmato all'altro ci si ritrova in uno stato di trance ad ascoltare le farneticazioni di un videoblogger o ad ammirare le realizzazioni artistiche di un performer giapponese oppure a sorridere della parodia di Lost raccontata con personaggi dei videogame.
La misura del caos che regola la produzione , pubblicazione e distribuzione dei video è tutta nei numeri di questo fenomeno. La rivista americana Wired ha contato più di 5 miliardi di canali on line, Forrester stima che il traffico su questi video raddoppi ogni 6 mesi, YouTube, il più importante sito di condivisione, dichiara che ogni giorno vengono uploadati, trasferiti su internet, 50 mila prodotti audiovisivi nuovi.
Più che a delle emittenti televisive con palinsesto diviso per generi e orari, queste produzioni sono organizzate in immensi database, divisi per genere (commedia, news, documentari, fiction, sport musica) dove però la parte del leone è recitata da minishow amatoriali.
Spesso si tratta di stupiderie collettive. Come nel caso del celeberrimo "Coke and Mentos Experiment". Un mini-video amatoriale, con videocamera alla mano e relative riprese sfocate e ballanti, dove si documenta la reazione che avviene inserendo quattro Mentos dentro una bottiglia di Diet Coke. La caramella raggiunge il fondo e dopo alcuni secondi parte uno schizzo, tipo geyser, di alcuni metri. Una stupidata. Appunto. Ebbene su Google Video si trovano circa 500 versioni diverse di questa stupidata, provenienti da garage, balconi, verande di tutti i paesi del mondo. C'è anche chi ha organizzato dei veri e propri spettacoli con colonna sonora ed effetti speciali della durata di alcuni minuti.
I segreto che rende questi video ipnotici è nella velocità di fruizione. Si tratti di audiovisivi in streaming (si clicca e parono direttamente da internet) che non superano mai gli otto minuti. Sono ordinati in classifiche (i più popolari, i più cliccati, i più divertenti...) e la ricerca funziona per parole chiave, esattamente come avviene su internet. Una modalità questa più congeniale del classico palinsesto che peraltro non potrebbe contenere e registrare l'enorme mole dei contenuti.
Si scopre così che il video più popolare di tutti i tempi su YouTube vede per sei minuti un ballerino ripercorrere tutti i passi di danza più famosi della storia della musica. Ancora più sorprendente il numero uno della Top 100 su Google Video dove tre ragazzi spagnoli travestiti da finti gangster eseguono una improbabile quanto esilarante parodia dell'ultimo video di Shakira. Sono filmati che durano il tempo di un sorriso, realizzati e montati senza velleità da professionisti ma con un entusiasmo e un desiderio di fare il verso spesso disarmante. Un esempio è il numero di teenagers che , alternandosi davanti ad una webcam, eseguono sguaiate versioni di Barbie Girl, una hit musicale degli Aqua di alcuni anni fa che ha ritrovato nuova linfa sul web.
Ciò detto, la vena amatorial-parodistica è forse la componente più genuina e soprendente del video on line ma non l'unica. Come spesso accade quando nasce un linguaggio (televisivo in queso caso) si assiste ad un moltiplicatarsi delle sperimentazioni. Machinimia (www.machinimia.com) è un portale che ospita film realizzati in ambienti tridimensionali virtuali presi in prestito dal mondo dei videogame. In pratica, si realizzano anche qui parodie, serie tv, balletti, video musicali utilizzando i motori grafici dei programmatori di video-giochi. L'aspetto più incredibile di questi brevissimi gioielli è la professionalità con cui vengono realizzati. Spesso dietro ci sono delle nascenti case produttrici specializzate che seguono il progetto in orgni particolare, dal montaggio, alla colonna sonora fino al doppiaggio dei personaggi.
Approdare a questo tipo di contenuti per un neofita è spesso un'operazione casuale. Tuttavia, una volta individuato il genere e le parole chiavi che lo contraddistinguono si accede attraverso aggregatori o semplici motori di ricerca a un bagaglio di prodotti infinito. Chi sta lavorando ad una guida, ad un telecomando per mettere ordine, sono per ora piccole software house o anche fondazioni. Participatory Culture Foundation, una organizzazione no profti nata nel Worcester (Massachussetes) ha realizzato un programma open source che utilizza la tecnologia RSS (uno dei più popolari formati utilizzato per la distribuzione di contenuti sul web) e consente di scaricare e vedere ogni giorno più di 400 canali.
Tutti si presentano come coloro che scriveranno la guida definitiva ai video sul web, come strumenti per costruire il palinsesto fai-da-te della nuova televisione. Probabilmente tra breve riusciranno a selezionare, con un modello di business adatto, i contenuti di nicchia da quelli di successo, la spazzatura dalla qualità. Probabilmente, quel giorno, quando ci sarà una guida ufficiale ai video, il caos finirà. Ma sicuramente cesserà anche quell'aura da dilettanti allo sbaraglio che rende il fenomeno ipnotico.




permalink | inviato da il 16/7/2006 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



16 luglio 2006

Le Mie Elezioni su La Repubblica

E' davvero un successo per tutti coloro che hanno lavorato al film collettivo Le Mie Elezioni.

Essere scelti come oggetto di attenzione e critica dal bravo Antonio Dipollina e finire nientemeno che nel box CanalGrande di Repubblica (la critica più letta dopo, forse, quella di Grasso sul Corriere) è una specie di consacrazione per i vloggers e per il nostro progetto TheBlogTV (peccato che quando gli avevamo mandato il DVD eravamo ancora dentro NessunoTV e non c'è menzione del nuovo corso... ma ci sarà tempo).

A proposito della distribuzione del film, ci sono arrivate richieste da alcuni canali televisivi che stiamo valutando. In più lo porteremo in giro per le università di tutta Italia a partire da Ottobre: se avete contatti personali in qualche università potreste farvi promotori dell'iniziativa....

Bruno Pellegrini





Benvenuti nell'era dei Vloggers

E' in lavorazione quello sui Mondiali di calcio, che in teoria dovrebbe risultare più accattivante (anche per l'incertezza molto minore sul risultato finale). Ma su quella tv di sperimentazione e tentativi che è la satellitare NessunoTV, è intanto passato il film sulle elezioni politicihe girato con i contributi dei cosiddetti "Vloggers", ovvero gente comune che si applica con videocamere sui grandi temi ed eventi, provando a tendere un'idea di informazione tv diversa da quella ufficiale.
A che punto è la vicenda? Forse è davvero meglio attendere cos verrà fuori dall'analogo lavoro sui Mondiali di calcio. QUello sulle elezioni politiche, coordinato dal regista Stefano Mordini, ha risentito parecchio di un andamento della realtà in sé che definire folle è poco: quella campagna elettorale, totalmente fuori registro, il momento culmine dello scrutinio è iventato a un certo punto poco meno che una pochade, i giorni successivi colmi di tutto e di niente (da capire). I valorosi Vloggers, detto senza la minima ironia, hanno fatto quello che han potuto. E va detto che le interviste per strada, le videocamere puntate su periferiche sezioni di partito e così via, alla fine sono risultate comunque infinitamente più interessanti della tv ufficiale del pre-elezioni: anche quando c'è semplicemente l'anziano elettore che procalama che è tutto un magna-magna, alla fine c'è maggiore dignità rispetto a quelli che andavano in tv e mimavano quella cosa lontanissima dalla realtà che si chiama campagna elettorale.
Ma la conclusione, poi, visto quanto è successo, non poteva che essere la ripresa laterale delle medesime scene ufficiali del dopo-voto, le immagini di sguincio di Prodi e Fassino che non sanno che fare sul palco e poi lo fanno. Cose così che alla fine diventano un pezzetto in più della stessa cosa, che forse tolgono qualcosa rispetto al racconto tradizionale, ma al momento di aggiungere sono cavoli amari. Difficilissimo, insomma, il mestiere di Vlogger, impossibile quasi se dedicato a quei pezzi della nostra storia recente. Massimo rispetto, comunque, e una moderata attesa per quanto verrà realizzato sui Mondiali, tema più avvincente delle elezioni vinte da tutti quanti, o quasi.




permalink | inviato da il 16/7/2006 alle 15:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



15 luglio 2006

MySpace supera Yahoo e Google

QUANDO, appena un anno fa, Rupert Murdoch comprò per 580 milioni di dollari il portale MySpace, ci fu chi gli diede del "ricco scemo" e del "vecchietto". Oggi quei critici dovranno ripensarci: MySpace ha appena superato, nella classifica dei siti più visitati deli Stati Uniti, sia Google che Yahoo.  Un primato che sancisce una "rimonta" che da quando il sito è passato nelle mani dell'editore australiano ha del vertiginoso: 4,46% di tutte le visite su web nella settimana che finisce con l'8 luglio, un numero di utenti registrati che si avvicina ai 90 milioni, una serie di tentativi di imitazione che fanno di MySpace il modello vincente su internet.

Il segreto di questo miracolo si chiama "social networking". Dietro la formula arcana ci sono cose molto semplici: un insieme di strumenti internet - dalla pagina web alla mail, dalla chat alle liste di amici che si occupano di una stessa cosa ad esempio: le canzoni di Madonna) - finalizzati alla comunicazione tra le persone iscritte a MySpace e verso coloro che leggono il portale. Leggono poi non è termine adatto. MySpace ha pochissimi contenuti e nessuna redazione. Il suo contenuto è l'insieme dei milioni di pagine degli utenti che coprono argomenti su ogni campo e che si compono dei più svariati elementi: testi, foto, video, sms, canzoni registrate in modo artigianale. Le pagine utente del portale sono utilizzate da molte band musicali di giovani in erba per darsi pubblicità. Piccoli negozi e singoli artisti vendono dischi e libri propri.

MySpace è una grande piazza della città al sabato, dove ognuno mette in mostra ciò che ha. Murdoch sta ora "clonando" il sistema e le idee di MySpace sui siti dei suoi giornali e delle sue televisioni - lo stesso portale di Sky Italia riprende alcuni dei concetti base del portale di successo - ma per MySpace è previsto nelle prossime settimane il lancio europeo. Da outsider di internet che era a appena dodici mesi fa, ora Murdoch si ritrova ad essere corteggiato da Google e da Yahoo perché accetti alleanze strategiche e metta tutto quel ben di Dio di utenti a disposizione dei motori di ricerca e viceversa - i motori di ricerca integrati dentro il portale.

Spuntano davvero come funghi in tutto il mondo i figliocci di MySpace, piattaforme Internet decise a sfruttare la frequentazione delle “agorà” elettroniche e la propensione alla socializzazione telematica come vetrina e trampolino di lancio per artisti prevalentemente sconosciuti e alle prime armi. Dopo quella creata da Sony BMG (Black Canvas), ne sono appena nate due dedicate al pubblico di lingua spagnola, Elhood.com (con base a Miami, contenuto non esclusivamente musicale e indirizzato a un pubblico ispano-americano)e La zona.com, creata da MTV Networks Latin America (oltre 12 mila utenti già registrati, mentre le band e artisti che hanno deciso di farne uso avrebbero già superato quota 10 mila).

L’esempio a noi più vicino arriva però dalla Francia, dove è società di produzione televisiva TF1 a lanciare WAT (We Are Talented, indirizzo www.wat.tv), un portale attraverso cui chiunque può diffondere canzoni e videoclip rendendoli disponibili per lo streaming e/o il download. Il servizio, che per la sua sussistenza economica si basa esclusivamente sulla raccolta di pubblicità, è completamente gratuito per gli utenti e, come sempre accade oltralpe, è fortemente caratterizzato in senso nazionale. “La nostra”, ha spiegato il direttore editoriale Stéphane Beillaud al sito Billboardbiz.com, “è un’alternativa francese a MySpace, che è tipicamente anglosassone”. I gestori di WAT forniscono contenuti editoriali a sostegno degli artisti che decidono di utilizzare la piattaforma e stanno considerando la possibilità di aiutarli a vendere direttamente musica in download ai consumatori. Il servizio, aggiungono, è rivolto principalmente a un pubblico compreso tra i 15 e i 34 anni di età.




permalink | inviato da il 15/7/2006 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



15 luglio 2006

Internazional Popolare... da non perdere

Ho letto tutto d'un fiato la storia di copertina che Nòva ha dedicato al videoblogging. A parte il neo del mancato riconoscimento al nostro progetto TheBlogTV (che si può comprendere essendo appena nato) si tratta di un numero da non perdere... e per chi l'ha perso pubblico qui alcuni dei passaggi e articoli più significativi.

Internazional Popolare di Luca De Biase
Una palina batte su un tasto che produce una nota. Altre palline la segiono, velocemente. Ritmicamente. Scoprono altri tasti nell'ambiente. E tutti emettono note e suoni armonici. Alla fine la musica è completa e le palline a migliaia si muovono sullo schermo seguendo una partitura che sembrano aver imparato a memoria. E' un'animazione di Animusic.com che si trova su Google Video. Insieme a mille parodie fatte dal pubblico stesso: o almeno dai suoi componenti più fantasiosi e creativi, banali e assurdi, professionisti della promozione e amatori con diverse capacità tecniche. E' un genere. Quasi un format emergente dal caos del mondo dei video internazional popolari: quelli che chiunque nel mondo può pubblicare sul web senza limitie, senza pagamento, senza pubblicità invasiva.
A molti di coloro che fanno sul serio la tv, questo fenomeno può apparire poco significativo. Ma è un errore. Pertché questa non è tv ma un diverso linguaggio televisivo. Se i blog sono per molti un segnale debole, il pubblico attivo è un fenomeno forte. Stanchi di subire i palinsesti di poche tv tradizionali, educati a divertirsi passandosi foto e clip col telefonino, la mail e il messenger, abituati a internet come un luogo nel quale si trova gratis un po' di tutto, dalla musica ai film, i ragazzi stanno cominciando a usare i siti che offrono video con crescente attenzione. E non solo loro. Un sito come YouTube - sul quale chiunque può pubblicare un video - in meno di un anno è passato da zero a 20 milioni di utenti unici al mese, secondo le stime di Nielsen / Net Ratings: la metà hanno meno di 35 anni. E ogni giorno su YouTube vengono visti circa 70 milioni di video. Naturalmente questo attrae il pubblico attivo, quello che è formato da persone che sono allo stesso tempo consumatori e produttori di contenuti.
Molte tendenze favoriscono il fenomeno. In primo luogo un fatto pratico: da quando ci sono le videocamere, lo spazio su disco dei personal computer è improvvisamente diventato limitato, quindi è molto comodo registrare i propri video su un servere gratuito e sicuro. Inoltre, coloro che hanno un blog possono arricchirlo con i video che pubblicano su YouTube usando il semplicissimo codice offerto dal servizio: i 20 milioni di blogger attivi, in questo modo, possono pubblicare i loro video sui blog, creando allo stesso tempo una gigantesca quantità di link a YouTube. Il che favorisce il successo. Infine, il servizio affina continuamente le soluzioni che favoriscono lo scambio di segnalazioni tra amici e si integra perfettamente con i sistemi di relazione interpersonale digitale, come MySpace.
Il grande medium orizzontale che il pubblico ativo sta costruendo, nel quale ogni partecipante è insieme un produttore, un consumatore e un'antenna di trasmissione per i messaggi, sta portando alle estreme conseguenze la potenza del passaparola tradizionale. Se i blog fatti di testo erano divisi per gruppi linguistici, con i giapponesi e i cinesi in grande crescita e gli anglofoni in -seppure forte - minoranza (come registra Technorati), lo scambio di immagini offre contenuti del tutto internazionali senza grandi perdite di significato. Certo, poiché manca chi stabilisca i palinsesti e chi gestisca i rapporti con i produttori (ndr COME FA THEBLOGTV) la programmazione è sterminata, evidentemente caotica e qualitativamente poco garantita. Ma dal caos emergono regole e soluzioni creative: i format partecipati sono in evoluzione. L'esperimento della mentina gettata nella Coca Cola, con conseguente schizzo del liquido fuori dalla bottiglia, riproposto da molti videoamatori nelle loro diverse interpretazioni, è diventato appunto un format partecipato.
Le camere mosse, le riprese dilettantesche, le luci sbagliate possono far arricciare il naso ai puristi: ma questo è il mondo internazional-popolare. Pippo Baudo non abita qui: ma da qui potrebbe anche emergere qualcosa di equivalente dal punto di vista mediatico. Semplice. Caotico. Che di sicuro dovrebbe interessare i produttori di format come i reality show. Con miloni di partecipanti, tantissimi artisti in erba o esperti, aziende interessate a cercare di promuoversi in modo creativo, il mondo dei video pubblicati sul web e le tante strade che li fanno emergere all'attenzione del pubblico probabilmente attaccherà direttamente il gigantesco sistema mediatico attivato attorno ai realiti show: con un vantaggio, quello di godere di maggiore credibilità, di una innovatività senza paragoni e di una quantità di partecipanti vogliosi di mettersi in mostra non paragonabile a quelle delle persone selezionate dai vari casting dei reality tradizionali. Alla fine, la forza di questo mondo convicnerà i signori dei reality ad andare a cercare un rapporto vero con questa realtà...




permalink | inviato da il 15/7/2006 alle 20:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



14 luglio 2006

Ecco la nuova Amanda Congdom

Finalmente we've got the new Amanda!!!! Joanna Colan
Che ne pensate della nuova conduttrice di RocketBoom? Io a caldo preferivo l'altra, di brutto...



Magari col tempo mi ci abituerò.... Nel frattempo si dice (Nova di ieri) che Amanda sia già ad Hollywood...




permalink | inviato da il 14/7/2006 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



14 luglio 2006

Il bel fio



E' proprio vero che si trova tutto in rete...




permalink | inviato da il 14/7/2006 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



13 luglio 2006

Progetti di videoblogging sul territorio... americano

Due progetti nati al di la' dell'atlantico hanno attirato la mia attenzione, entrambi sfruttano le potenzialità del vlog come mezzo di comunicazione facilmente ed economicamente accessibile.

Il primo si chiama 4-H Network News e coinvolge i ragazzi della contea di Jefferson (WA) che producono notizie di carattere locale e le distribuiscono in rete imparando linguaggio della comunicazione audiovisiva.






Il secondo si chiama Homeless Nation e coinvolge i senzatetto di Montreal, Toronto e Vancouver che producono video con l'aiuto di una ONG e li distribuiscono sul web.


In entrambi i casi il vlog non è più fine a se stesso ma strumento-mezzo per raggiungere obiettivi sociali, didattici e culturali. E in entrambi i casi non è solo la cost efficiency che risulta vincente quanto il community potential, sono progetti virali, collettivi e connettivi che non potrebbero essere portati avanti con altri media.

Mi piacerebbe che anche in Italia si potessero portare avanti progetti simili sul territorio, servirebbe l'adesione di qualche sponsor privato e il patrocinio-sostegno del ministero delle comunicazioni, magari in collaborazione con quello dell'istruzione e delle pari opportunità...




permalink | inviato da il 13/7/2006 alle 0:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


sfoglia     giugno   <<  1 | 2  >>   agosto
 


Ultime cose
Il mio profilo



BlogTV
YouTube
Current.TV
MTV Flux
Google Video
Internet Archive
Free VideoBlog
Creative Commons
Yahoo Video
VloggerCon
RocketBoom
Adbusters
MyVideo (Germany)
Daily Motion
Blogosfere
FaceBook
IndyMedia
StupidVideos
GrindTV
JumpCut
BrightCove
Touchgraph
Uncut Video
VlogDir
Yahoo VB Group
SkypeCasts
Wat.Tv
ElHood
Participatory Culture Foundation
Eefoof
Criativity
Long Tail
FreeVideoCoding
Yahoo-Current
LiberoVideo
ArcoIrisTV
NGV - NewGlobalVision
MyTV
SoapBox
Revver
NowPublic
Bebo
DailyMotion
Wat.tv
Veoh
VideoEgg


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom